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Disturbi del comportamento alimentare

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono disturbi mentali caratterizzati da un alterato rapporto con il cibo, da intensa paura di ingrassare e dal timore di essere giudicati negativamente sulla base del peso e/o della forma del corpo.

Cosa sono i disturbi del comportamento alimentare?

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono disturbi di natura psichica, caratterizzati da un alterato rapporto con il cibo e da intensissima paura di ingrassare. In molti casi ai DCA si associano anche altri disturbi di natura psichiatrica, come disturbi d’ansia (comportamenti ossessivi, fobie generalizzate o selettive), depressione. Nel momento in cui il disturbo compare, l’intera vita del paziente è diretta da questi due driver ed il funzionamento sociale ne risulta gravemente compromesso.

Inoltre, tutti i DCA si caratterizzano per la messa in atto di comportamenti, spesso anche bizzarri e pericolosi, volti a ridurre il peso corporeo. I comportamenti di riduzione del peso più frequentemente adottati sono: 1) vomito autoindotto (tipico della bulimia/anoressia); 2) abuso di lassativi, purganti e diuretici; 3) esercizi fisici estenuanti e ritualizzati: per esempio la corsa veloce nelle ore più calde della giornata previa copertura del corpo con indumenti non traspiranti per aumentare la sudorazione; 4) ritiro sociale in cameretta con digiuno totale mantenuto anche per diversi giorni; 5) consumo dei pasti in solitudine con comportamenti ritualizzati.

La classificazione più recente di questi disturbi è quella formulata della American Psychiatric Association e sintetizzata nella V Edizione (Maggio 2013) del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-V). Sulla base di questa classificazione, molto articolata e non sempre di facile applicazione alla realtà quotidiana, i DCA sono stati suddivisi in 4 gruppi (tabella 1).

Tabella 1. Classificazione dei disturbi del comportamento alimentare secondo il DSM-V.
Disturbo Incidenza (%) nelle donne 14-22 anni
Anoressia 1 caso ogni 150-200 soggetti
Bulimia 1 caso ogni 100 soggetti
Disturbo da abbuffata compulsiva (Binge Eating Disorder) 2-4 casi ogni 100 soggetti
Altri disturbi
- Anoressia nervosa atipica
- Bulimia nervosa a bassa frequenza e/o di durata limitata
- Disturbo da binge-eating a bassa frequenza e/o di durata limitata
- Sindrome da alimentazione notturna
- Disturbo da condotta di eliminazione
Non completamente nota. Probabilmente nelle fasce a maggior rischio si può arrivare complessivamente a 6-10 casi ogni 100 soggetti osservati

È interessante notare come in questa classificazione l'obesità non sia stata inserita, neppure nel gruppo “Altri disturbi”. Ciò non perché essa non costituisca un disturbo del comportamento alimentare, ma semplicemente perché non condivide con gli altri disturbi i due nuclei psicopatologici fondamentali.

Cause dei disturbi del comportamento alimentare

Tutti i disturbi citati nella tabella 1, condividono due nuclei psicopatologici di base: uno totalmente interno al paziente (errata percezione cognitiva del proprio corpo e delle proprie forme); uno parzialmente interno che si esprime solo attraverso l’interazione sociale (errata percezione dei valori sociali, con la bellezza fisica come unico valore premiante). E’ oggi nozione acquisita che tutta la patologia dei DCA sia riconducibile a questi due nuclei psicopatologici.

Dispercezione cognitiva del proprio corpo

E’ un’alterazione interna al paziente, di natura organica, la cui sede cerebrale non è stata ancora ben identificata. Potrebbe trattarsi della stessa area cerebrale coinvolta nelle dismorfofobie ed è comunque opinione condivisa da molti esperti che l’alterazione risieda in qualche punto dell’ipotalamo. Essa è costituita dalla errata percezione del proprio corpo e delle proprie forme, che sono percepite come esagerate, anche quando la magrezza è tale da mettere a rischio la vita del paziente. E’ interessante notare che, anche quando al paziente si mostrano le foto della sua magrezza, egli non cambia opinione e continua a perseguire il dimagrimento!

Dispercezione sociale

Si tratta di una forma assai particolare di disadattamento. In pratica, il paziente percepisce il proprio corpo come non conforme agli standard di bellezza comunemente accettati e ritenuti premianti sul piano affettivo, lavorativo e sociale (modello della bambola Barby). Pur trattandosi di una distorsione cognitiva, essa nasce solo se il contesto sociale premia in qualche modo la magrezza eccessiva. Se durante l’infanzia la bambina è diseducata dai media, dai genitori e dai compagni di gioco e le viene inculcato il concetto che solo la bellezza (cioè magrezza) conferisce un aspetto accettabile e premiante, essa riterrà questa come la qualità principale per essere competitiva durante l’adolescenza, quando la competizione sociale diventa più forte. Anche in questo caso si tratta di un disturbo della percezione che si realizza però solo in presenza di un contesto sociale favorente.

Questa visione complessiva circa le cause dei DCA è confermata dell’osservazione che nelle società nelle quali il concetto di bellezza è legato a forme abbondanti, per esempio nelle popolazioni arabe e mediorientali, l'anoressia e la bulimia sono praticamente assenti. Viceversa, quando in queste società si inseriscono i canoni estetici vigenti in Occidente, l'anoressia e la bulimia iniziano a comparire anche dove prima erano patologie sconosciute. A questi due elementi, il paziente lega purtroppo in modo stabile la propria autostima. Nella stragrande maggioranza dei casi, i pazienti affetti da DCA hanno sia una bassa autostima sia disturbi d’ansia, di tratto e di stato, che peggiorano quando le forme del proprio corpo sono percepite non in linea con i canoni estetici dominanti. Viceversa, quando il paziente mette in atto condotte volte al dimagrimento e percepisce il proprio corpo come allineato ai canoni di bellezza vincenti nel suo contesto sociale, l'autostima aumenta. Questo perverso circolo vizioso determina un rinforzo positivo dell'autostima quando il peso corporeo scende (figura 1).

Figura 1. La magrezza è percepita come premiante (maggiore avvenenza fisica=maggiore interesse affettivo) nel contesto sociale di riferimento.

Diagnosi dei disturbi del comportamento alimentare: la famiglia

La diagnosi è di tipo clinico. Non esistono test di laboratorio o di altra natura che possano agevolare la diagnosi. Nella maggior parte dei casi i genitori notano comportamenti inusuali ma non necessariamente riconducibili ad un DCA: per esempio, ridotto consumo dei pasti a tavola, assenze frequenti a pranzo e cena, ritiro in camera “per studiare” negli orari dei pasti, etc. In queste circostanze è difficile verificare se il pasto è stato realmente consumato o “ceduto” ad un animale domestico.

Molti genitori non scoprono il vomito autoindotto per mesi. Inizialmente la famiglia ritiene questi comportamenti come forme di contestazione o disapprovazione delle regole imposte, o dove queste siano già ampiamente permissive, come “risposta” a problemi scolastici o affettivi. Solo con il progressivo deperimento organico i genitori cercano una risposta ai comportamenti anomali. Il consulto di uno specialista (ma quale?) avviene quasi sempre in questa fase della malattia. Nelle famiglie meno abbienti la ricerca di uno specialista può costituire una forte barriera, non esistendo una rete sanitaria di assistenza diffusa sul territorio.

Diagnosi dei disturbi del comportamento alimentare: lo specialista

Nella maggior parte dei casi il Medico di Famiglia è il primo anello di una lunga catena di figure professionali consultate. Normalmente il medico di famiglia non esegue la diagnosi, ma può indirizzare o verso un centro per i DCA o verso uno psichiatra/psicologo. Mentre la diagnosi di bulimia, anoressia e abbuffata compulsiva è relativamente semplice, la diagnosi degli altri disturbi del comportamento alimentare è più complessa.

Terapia dei DCA

Non esiste un trattamento specifico per i DCA. Il circuito vizioso rappresentato in figura 1 si traduce in una formidabile resistenza a qualsiasi intervento terapeutico. Il paziente rifiuta non solo la terapia ma il confronto con le figure professionali. I benefici della psicoterapia, indipendentemente da quella prescelta (Terapia Cognitivo-Comportamentale, psicoanalisi, etc), sono scarsi nell’anoressia e nella bulimia, soddisfacenti negli altri DCA. Ove presenti altri disturbi associati a quelli del comportamento alimentare, come depressione, stato ansioso severo e persistente, possono essere utilizzati farmaci specifici (ansiolitici, antidepressivi, etc). Nei pazienti con anoressia e bulimia con denutrizione avanzata può essere necessario il ricovero e l’alimentazione forzata con sondino naso-gastrico. In questi casi il rischio di morte improvvisa per aritmie e scompenso cardiocircolatorio è elevato.
 
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